2018: la top ten della bizzarria

Una selezione piccola e fanatica di videogiochi fuori dalla norma.

Da sempre, per sempre, il comparto videoludico contempla un tasso di stranezze a tratti impareggiabile rispetto agli altri media. Troppa la facilità con la quale fuoriuscire dalla norma. Basta un character design venuto storto, il gameplay che nel venire incontro ai limiti tecnici diventa arbitrariamente fuori di testa, il coder o il game designer con l’infanzia e il presente difficili e alienanti.

Insomma, ogni anno diventa sempre più difficile venire incontro alle pressanti richieste di realtà che piovono, be’, dal mondo reale e quotidiano. Le news politiche e lo stato della specie umana nel XXI secolo non aiutano particolarmente, in tal senso. I videogiochi, in questo, sguazzano e si adeguano.

Motivo per il quale abbiamo agghindato una selezione piccola e fanatica, all’interno della quale nutrire i vostri demoni psicotici dandogli in pasto giochi adatti a quasi ogni palato. Nel dissezionare l’annata, peraltro, l’ennesima conferma: il corpo videoludico è una matassa e un crocevia di esperienze e racconti la cui forza esorbita con prepotenza dal medium stesso. La si consideri, quindi, solo un minuscolo assaggio rispetto all’insieme. All’insegna del “What the fuck?!” più liberatorio possibile.

Pig Eat Ball

Finita la baldoria vacanziera, la grande abbuffata della tradizione invernale, natalizia e di fine d’anno, tocca tirare le cinghia. Pig Eat Ball però non ha nessuna intenzione di farlo ed anzi punta su un modello estetico decisamente contrario. Mette su ciccia. Questo lo scopo tutto storto del gioco, che è una versione ridanciana e grottesca del destino bulimico che sarebbe dovuto toccare in sorte a Pac-Man. Ingrassare a dismisura, vomitare a destra e a manca se non si passa tra gli ostacoli e le porte, ingrassare ancora, evitare nemici, vomitare e diminuire di stazza, mangiare e accumulare calorie e via di questo passo. Dietro, persino una storia bizzarra quanto il suo gameplay. Il quale, nonostante le premesse, finisce per essere anche piuttosto divertente e scartare il pericolo di una caricatura bulimica fatta e finita.

The Hex

Il gioco è la seconda opera “ufficiale” di Daniel Mullins, già autore di quel piccolo prodigio a nome Pony Island, una forma inquietante di puzzle game glitchato e demoniaco con lo status di culto. In The Hex, con fare più situazionista e sarcastico che mai, Mullins rigurgita ampie dosi di acido e critica metatestuale contro l’industria culturale, produttiva e videoludica attuale. Nel tentare di venire a capo di un fantomatico ironico mistero, il giocatore ripercorre sei diverse storie e le derive principali dei videogiochi di ogni tempo, avendo la possibilità di razionalizzare e riviverne i difetti, e gli schematismi mentali, principali. Pur non raggiungendo le vette di puro piacere ludico del precedente, The Hex rimane però un tentativo brillante, denso e degnamente stralunato di approccio alla materia. Brutale, apparentemente grezzo e sincero, è una decostruzione fatta e finita del nostro medium.

Katamari Damacy Reroll

Piccolo culto—nemmeno troppo—carbonaro e dal solito approccio surreale, così spesso e giustamente associato alla terra nipponica, prevede che noialtri si consumi l’esistente. Come? Con un meccanismo semplice e diretto: lasciando creare al giocatore una palla sempre più grande che rotola in giro per il mondo e ingloba qualsiasi oggetto più piccolo sul suo cammino. Finendo così per diventare un’ode involontaria e grottesca al consumismo più sfrenato e compulsivo. Assorbiamo ogni cosa e cresciamo, in una slavina di oggettistica e memorabilia indimenticabile e tutt’altro che repulsiva. Recentemente ri-edito e aggiornato, per Switch e PC, è uno tra i frutti più prelibati della rassegna.

Donut County (Fonte: press kit)

Donut County

Simile negli intenti al precedente Katamari Damacy, in questo caso assumiamo il controllo di un buco nero in un universo storto dove regnano animali e, in particolare, giganteggiano i procioni. La nostra spinta nichilista e sardonica viene qui mediata e sublimata da diversi puzzle game e, soprattutto, una versione alleggerita e frizzante della controparte narrativa. Adatto a grandi e piccini, è degno d’inculcare loro la bellezza e le assurdità di un buco che sia in grado di risucchiare il mondo. Peccato solo per la brevità e che non superi le vette di devastazione di Katamari Damacy. Adeguatamente strano, ad ogni modo.

Cultist Simulator

Di solito il comune sentire vuole che ci si tenga ben lontano dai culti, dalle sette e da gruppi di fanatici organizzati intorno a religioni, politica e quant’altro di simile. Qui, invece, il gioco vi invita a fare l’opposto. E, anzi, possibilmente a fondarlo, un culto. Lo fa con un gameplay a dir poco bizzarro, ma immaginifico e ricchissimo di fascino. Siamo in un universo dalle tinte orrorifiche e il sottofondo tra Lovecraft, Poe, Machen e compagnia. Anime perse in un susseguirsi di routine e in cerca di una scintilla ulteriore. Non ci viene data una spiegazione, né un quadro o un’indicazione sul come muoverci. O cosa fare. Possiamo solo, letteralmente, giocare le nostre carte. Perché il gameplay è un card game atipico e a dir poco surreale, dove il centro e lo scopo sta nell’inventarsi e creare con le nostre mani una storia mistica di ascesi e arcani occulti segreti. Unico, complesso, profondo, impietoso. A tratti persino positivamente noioso. Bizzarro.

Rinse and Repeat HD

Se il vostro sogno è sempre stato quello di pulire delle pelose e muscolose schiene, a forza di spugnature e nelle docce di una palestra, questo è il gioco che fa per voi. Perché questo è il gameplay. Dove il vostro interlocutore sarà pronto a guidarvi, chiedendovi di andare più forte o trattenervi, ma il resto sta a voi e alla vostra familiarità con l’Altro e con i controlli. La bizzarra meccanica prevede ulteriori sfaccettature, dato che avrete modo di incontrare il corpo altrui solo alla dovuta e reale distanza di tempo. E, se affrettate i tempi, non troverete nessuno ad aspettarvi in palestra. Non un capriccio ma, piuttosto, il desiderio dello sviluppatore di diffondere un’idea di gioco e di vita che porti ad accudire e curare i desideri degli altri. Persino quando si tratta di corpi a cui non ci avvicineremmo nemmeno per sbaglio. Astenersi omofobi e anime belle.

Super Smash Bros Ultimate

Il nostro orizzonte cognitivo, slabbrato dalle prospettive online e dall’accumulo compulsivo dei dati e dalle informazioni, prima o poi doveva cedere. Lo ha fatto in più occasioni, spesso con risultati apprezzabili per intenti e risultati. Altrove suscitando sorprese incredule di fronte all’assurdità di quanto ci viene proposto ogni giorno, attraverso i media. Sullo sfondo del corpo del presente si muove comunque sempre un overdose di cultura pop che è in realtà un marasma di estetiche, personaggi, industrie, riferimenti, citazioni, post-post-modernità, destrutturazione, ironia serissima e grado zero di senso. Come esemplare manifestazione, Super Smash Bros Ultimate. Un gioco massimalista che è anche un tributo aziendalista e pop, caotico, psichedelico, esagerato, barocco, estremo. Divertentissimo. Talmente infantile da fare il giro e diventare bizzarramente una roccaforte surreale di maturità e compiutezza.

Graveyard Keeper (Fonte: press kit)

Graveyard Keeper

In Dellamorte Dellamore, film di Michele Soavi, ispirato a sua volta a un romanzo di Tiziano Sclavi che ha posto le fondamenta di Dylan Dog, il protagonista lavora come becchino. Svolge cioè, quel lavoro che, nell’immaginario popolare, è collegato ai più solenni scongiuri e alle bocche storte. In Graveyard Keeper ne seguiamo le orme, con tutta la gioia di questo mondo. Perché ci troviamo a gestire un cimitero con un timbro narrativo da commedia nera, in una versione macabra di Stardew Valley. Come non bastasse, ci si ritrova anche dalle parti di Burke & Hare (film e personaggi), dovendo affrontare questioni etiche, missioni pseudo-segrete e, persino, i buoni vecchi dungeon. Dunque, viva i cadaveri, la morte, la terra verminosa di miasmi e putrescenza!

Nuts

Tra i prodotti meno famosi della raccolta, quest’insolito Nuts. Obiettivo del gioco: scovare dove alcuni diabolici scoiattoli infilano la loro scorta di ghiande. Per farlo, dovremmo piazzare alcune telecamere nella foresta, mappare il territorio, seguire i movimenti registrati nottetempo delle bestiole e spostare ancora le telecamere, stalkerando, di fatto, i poveri scoiattoli. Non contenti di questo discutibile hobby, dovremmo letteralmente imparare a memorizzare e riconoscere ampie zone della foresta dove ci siamo infilati, scegliendo quest’assurdo puzzle game. Se non vi suona strano, siete il mio tipo di persone.

Morphies Law

Si tratterebbe del solito, noioso, shooter in terza persona, se non fosse per un piccolo particolare… I giocatori non si limitano a spararsi addosso per farsi saltare le terga ma si trovano, bensì, a dovere gestire il proprio funambolico armamentario con uno scopo preciso: rubare massa ai corpi degli altri concorrenti. Per lanciarsi tra le braccia del gigantismo o ridursi come formiche. Non solo, ma persino le singole parti del nostro corpo potranno essere ridotte o ingigantite a seconda dell’andazzo della partita. Questo dà vita ovviamente a scontri del tutto singolari e imprevisti, complice anche un’estetica a cavallo tra Coco e il cliché della tradizione messicana. Su Switch non tutto funziona a dovere ma a breve dovrebbe sbarcare persino su PC. Ad ogni modo: bizzarro!