Il carismatico Kakashi Hatake, il maestro di Naruto, nei primi capitoli del manga impartisce al suo giovane allievo un insegnamento che è entrato a far parte del mio armamentario minimo per andare oltre le apparenze. Capisco che tu non ci possa credere—dice Kakashi dopo il primo vero, cruento duello del manga—ma anche questa è la realtà. Nel mondo ci sono bambini più piccoli di te che sono più forti di me.
Forse è proprio in questo momento che l’età adulta si fa sentire per la prima volta nella vita di ogni persona: quando ci si rende conto che gli adulti possono essere deboli o avere torto e, al contrario, un bambino può essere più forte di loro o decidere con più senno. Quando accade, lo schema “crescita = maturità” si rompe di colpo e si comincia a intravedere la complessità dietro ogni vicenda umana.
È da questa scoperta poco consolatoria che prende le mosse Extra Coin, un videogioco per bambini che non hanno paura di diventare adulti, sviluppato dal team italiano Cinic Games.

Extra Coin è prima di tutto un’avventura narrativa a scorrimento laterale, con duelli a colpi di padel, ambientata in un social network nella realtà virtuale. Ed è scritta decisamente bene. Cinic Games è stata fedele al proprio nome e ha imbevuto del giusto cinismo—corretto da un mix di innocenza e violenza—il suo simulatore di metaverso.
È proprio la scrittura a fare da contraltare maturo a un ecosistema di gioco ridotto al minimo, che per grafica e gameplay ricorda la semplicità, a volte stucchevole, dei videogiochi per i più piccoli. Ed è proprio in questo contrasto che emerge la nota più interessante di Extra Coin.
Impersoniamo Mika, una giovanissima adulta che condivide un appartamento con il nonno e una gatta, in una non meglio precisata Asia, in un mondo segnato dalla fine delle risorse, dagli effetti del cambiamento climatico e da guerre civili.

Per fuggire dall’apocalisse del reale, miliardi di persone, tra cui i genitori della protagonista, hanno optato per una vita virtuale nel metaverso The Arcade. Alcuni si sono fermati al visore, altri hanno preferito l’all inclusive: comode vasche criogeniche per vivere e giocare collegati per sempre.
Mika, naturalmente, non l’ha presa bene. Così, dopo che il nonno è passato a miglior vita, la giovane decide di mettere il visore e andare a cercare i suoi genitori nell’universo digitale di The Arcade, che promette una vita migliore attraverso un programma giornaliero di attività e sport chiamato Loop, completato da una policy di sanzioni e punizioni per chi non rispetta le regole.
Dopo venti minuti lì dentro siamo noi stessi giocatori a sentirci in gabbia. Le attività proposte sono minigame elementari, i duelli a padel esauriscono la loro freschezza nel giro di un paio di round e, malgrado un divertente sistema di build, la progressione delle abilità è talmente asciutta da rendere l’esperienza via via più snervante. Totale incompetenza degli sviluppatori? Non proprio.

Stiamo sperimentando sulla nostra pelle la sensazione opprimente del Loop, la stessa provata dagli NPC del gioco, alcuni dei quali, stanchi di un metaverso che ha tradito le sue promesse iniziali, sono pronti a sabotaggi e azioni di guerriglia pur di riportarlo alla versione originale, prima che l’aggiornamento del “buon Loop” lo trasformasse in una prigione colorata.
È una piccola perla metanarrativa, ma non è necessariamente un’assoluzione. Far percepire al giocatore la noia di un sistema oppressivo non rende quella noia automaticamente divertente da giocare. Extra Coin cammina troppo spesso su questo confine: la ripetizione ha perfettamente senso sul piano narrativo, ma rischia fin da subito di trasformarsi nella stessa routine che il gioco ci chiede di contestare, fino a farci desiderare di posare il controller.
Bisogna sopportare per un po’ la prigionia del Loop, affinché il gioco cominci davvero a farsi interessante. Succede quando abbiamo finalmente un obiettivo radicale: unirci alla ribellione, stendere sul campo di padel qualche boss e, finalmente, fare qualcosa che il Loop non ci ha ordinato.

La ripetizione dei minigame e delle sfide diventa allora l’alibi per aggirarci tra le location di The Arcade, tutte amabilmente caratterizzate, stringendo patti, suggellando amicizie e compiendo scelte morali che servono soprattutto a rendere più profondi i personaggi, senza modificare sostanzialmente la storia. E, sempre a colpi di padel, ci avviciniamo abbastanza in fretta alla risoluzione finale, dove Extra Coin torna alla sua intuizione iniziale.
Crescere non significa necessariamente capire le ragioni che muovono gli adulti. Significa anche accorgersi che alcune loro scelte sono, semplicemente, delle rese alle difficoltà della vita. La conclusione culmina infatti in una scelta moralmente non banale tra due diversi finali, accomunati da un elemento di complessità e da una nota amara che non si scioglie nei titoli di coda.
Qualunque decisione prendiamo, qualcosa resta irrisolto. E resterà così per sempre, nel bene e nel male. Benvenuta tra gli adulti, Mika.