Esistono delle pratiche, nel settore dell’informazione videoludica, che continuano a venire osservate nonostante siano ormai fuori dal mondo. Una di esse è la pubblicazione delle recensioni nello stesso giorno dell’uscita di un videogioco, o in quelli immediatamente successivi. Questa tempestività non solo è parte integrante della linea editoriale delle testate, che pubblicano le loro recensioni non appena l’embargo sulle stesse è scaduto (una scadenza quasi sempre indicata con data e ora), ma viene talvolta esplicitamente incoraggiata dai publisher, per i quali pubblicare un articolo a distanza di più di 28 o magari di 14 giorni, equivale a non averlo mai fatto. Ammesso pure che in passato questo modo di fare avesse un senso, ora evidentemente non lo ha più.
La data di uscita di un gioco oggi è semplicemente uno dei tanti passaggi del suo processo di sviluppo; e viene scelta, più che sulla base del completamento del gioco, seguendo criteri di posizionamento sul mercato. Dopo l’uscita, arrivano: quasi sempre una o più patch urgenti, di risoluzione dei bug più gravi; una o più patch di bilanciamento; una o più patch incentrate sulla cosidetta quality of life, recependo i feedback dei giocatori; spesso anche parecchi aggiornamenti secondo una roadmap già stabilita che vede l’introduzione di nuovi contenuti e nuove modalità di gioco. In sostanza, prima si pubblica l’articolo, maggiori saranno le differenze tra ciò di cui si parla e quello che sarà, più avanti, il gioco finito.
Un caso esemplare è quello di Football Manager 26, e di tutte le recensioni uscite il 30 ottobre, ovvero il giorno stesso della pubblicazione del gioco; non c’è nemmeno bisogno di leggerle, per capire che non valgono nulla e non servono a nessuno. Sports Interactive a questo giro ha infatti presentato la versione forse più rotta in assoluto della sua storica serie. Gli appassionati lo sanno ormai che, appena uscito, Football Manager ha sempre qualche bug, ad esempio troppi infortuni o caterve di gol segnati in ogni incontro; ma questa edizione ha brillato per la quantità e anche la serietà dei bug, tra cui un frequente crash del motore di gioco all’inizio dei secondi tempi delle partite, che non potevano così essere completate. Dunque non era possibile parlare bene di questo gioco, anche se molti lo hanno fatto.

È stato, diciamo, non bello ma sicuramente istruttivo veder riportare, senza alcun imbarazzo, la notizia dell’ingresso di Football Manager 26 nella top 10 di sempre dei giochi con la media voto più bassa su Steam dalla stessa testata che in sede di recensione lo aveva promosso con un 8 tondo tondo. D’altra parte, non era possibile neanche parlar male di questo gioco. In quel caso, l’articolo non sarebbe stato altro che un’istantanea su uno stato sicuramente provvisorio del gioco: era ovvio che Sports Interactive sarebbe velocemente corsa ai ripari. Dal 30 ottobre a oggi sono già usciti quattro aggiornamenti; l’ultimo è così corposo che la descrizione completa dei cambiamenti supera i 22.000 caratteri—è cioè molto più lunga delle recensioni che ora restano lì a testimoniare inutilmente com’era il gioco quattro patch fa.
Provare a tirare le somme su Football Manager 26 probabilmente è prematuro ancora oggi, ma sono se non altro emerse ormai due tendenze che vale la pena sottolineare: una verso la rivoluzione, e un’altra verso la conservazione. Di fronte a una completa riscrittura del gioco con Unity, che com’è noto è la causa della sua mancata uscita lo scorso anno, in alcune aree il gestionale di Sports Interactive appare completamente nuovo; si tratta, nello specifico, della parte tattica, del calcio femminile, e della rinnovata interfaccia grafica. Possono essere considerate, rispettivamente, due importanti innovazioni, forse tra le più significative nell’intera storia di Football Manager, e un evidente regresso che, bug a parte, è stato proprio al centro delle critiche mosse al gioco.
La nuova interfaccia, presentata dalla stampa anche con titoli furbescamente pensati per far saltare i nervi a chiunque (Forbes: “Football Manager 26 Revamped For The TikTok Generation”), aveva e continua ad avere diversi punti deboli: alcune informazioni sembrano essere state “nascoste” di proposito, e in generale ci vogliono mediamente più click per fare le stesse cose; ci sono spazi vuoti del tutto immotivati, che avrebbero potuto contenere molte delle informazioni per cui ci vuole ancora un click in più; le schermate tendono a somigliarsi fin troppo tra loro, e non facilitano di certo l’orientamento. L’obiettivo era naturalmente quello di rendere l’interfaccia più adatta a una navigazione tramite controller per venire incontro al pubblico su console, ma probabilmente Sports Interactive avrebbe potuto raggiungerlo anche senza peggiorare l’esperienza della propria base, vale a dire quell’utenza su computer che ormai commenta qualsiasi screenshot con il meme di Vito Corleone quando dice “look how they massacred my boy“.

Qualcosina è già stato migliorato, qualcos’altro verrà verosimilmente sistemato con le prossime patch, ed è probabile che una rivisitazione più profonda di questi nuovi principi di UI design sarà uno dei selling point di Football Manager 27; intanto, si può comunque affermare che un certo peso in queste faccende lo ha sempre l’abitudine, e dopo alcune ore di gioco la memoria muscolare e quella visiva aiutano a muoversi decentemente anche in questo pasticcio d’interfaccia. Tutto sommato, sotto il profilo della rivoluzione l’impatto più rilevante, sul lungo andare, lo avranno le due note positive: la nuova parte tattica di Football Manager, che ora prevede la preparazione di due formazioni diverse, ma possibilmente complementari, per la fase di possesso e per quella di non possesso, influenza tantissimo anche altre aree del gioco, dall’allenamento alla composizione della rosa; l’inclusione del calcio femminile invece aumenta la già invidiabile completezza di un gestionale ormai usato per lo scouting pure dagli addetti ai lavori.
C’è poi la conservazione. Di fronte alla già citata completa riscrittura del gioco con Unity, il dato forse più sorprendente è quante cose siano rimaste uguali: tantissimi difetti che la serie si porta dietro da anni sono ancora qui, immutati, a trasmettere frustrazione e familiarità in uguale misura. Il motore grafico, durante le partite, continua a proporre scelte individuali assurde, situazioni di gioco ripetitive, e movimenti di vario tipo, dal controllo di palla ai contrasti ai cambi di direzione, a cui manca la giusta fluidità. Inoltre, sia i giocatori che i loro agenti continuano a fare richieste folli e a comportarsi in modo irrazionale; l’intera meccanica delle promesse continua a sembrare una diabolica via di mezzo tra il gioco d’azzardo e la divinazione; i rapporti con la stampa continuano a essere, alternativamente, inutili o fonte di malintesi. A dire il vero, per quanto riguarda queste ultime tre aree del gioco, l’impressione è che Sports Interactive ormai le intenda usare principalmente come bombe a orologeria, pronte a introdurre regolarmente nuovi elementi di difficoltà in un gameplay in cui tenere alto il morale è una chiave per la vittoria.
Non che Football Manager sia mai stato un gioco incentrato sulla sfida. Anzi, gran parte del suo fascino sta nel rendere infinitamente replicabile il cosiddetto miracolo sportivo; nella possibilità cioè, per chiunque, di portare nel giro di poche stagioni una squadra di seconda o terza divisione a diventare una contendente per il titolo della massima serie, e una presenza abituale nelle coppe europee. A volte si tende a trascurare questo fatto, che è il vero segreto del successo della serie: a Football Manager non serve essere realistico (e sarebbe un disastro se lo fosse!), gli basta risultare convincente. Simula un mondo, quello calcistico, e lascia a chi gioca il compito di costruire al suo interno la narrazione che desidera, anche la più improbabile. Non esiste forse un solo altro gioco capace di stimolare la fantasia al punto da trasformare una serie di schermate piene di scritte e di numeri in una storia; e questo, anche nell’edizione di quest’anno, è rimasto intatto. Tra rivoluzione e conservazione, allora, alla fine ha avuto la meglio la seconda, e per chi ama questa serie non potrebbe esserci notizia migliore.