Ruffy è la mascotte che stavamo aspettando

Un cuore puro e un vero agente del buonumore.

Di quello che era una volta il duro e competitivo settore dei giochi platform, ci restano oggi solo due tipi di mascotte: quelle che ce l’hanno fatta, e quelle cadute nell’oblio. Tra quelle tristemente dimenticate possiamo inserire il coccodrillo Croc, la lince Bubsy, la stellina Ristar, e anche Zool, qualsiasi cosa fosse; mentre tra le mascotte di successo possiamo citare senz’altro Super Mario, Sonic, Crash Bandicoot, e l’inseparabile coppia composta da Banjo e Kazooie.

Quest’ultima sembra essere rimasta un riferimento per chiunque voglia continuare a cimentarsi nel genere: non solo per la presenza costante del deuteragonista, ma anche per la suddivisione dei ruoli, con l’accostamento tra un animale di terra e un altro che vola. Seguendo il modello di Banjo (un orso) e Kazooie (un’uccellina), lo studio Playtonic aveva proposto Yooka (un camaleonte) e Laylee (una pipistrella), a cui ora gli sviluppatori tedeschi di Zockrates Laboratories aggiungono, col loro esordio, Ruffy (di nuovo un orso) e Pip (un’ape)—anche loro loro inseparabili, nonostante il gioco, Ruffy and the Riverside, sia intitolato solamente al primo, e complementari.

Con Ruffy arriva un nuovo tipo di mascotte: quella che ce l’avrebbe potuta fare. Quella che, in un’altra epoca, in un altro contesto di rilevanza per i platform, avrebbe potuto dimostrare di avere tutte le carte in regola. Perché innanzitutto ha il compito di salvare il mondo, è “The Chosen One”; e, da una mascotte con una certa ambizione, non ci aspettiamo niente di meno.

Ruffy and the Riverside (Fonte: screenshot)

Il modo in cui inizia l’avventura è tutto un programma: Ruffy aiuta la talpa Eddler a mettere in moto un macchinario che l’aiuterà nella raccolta di alcune pietre magiche; appena avviata questa causa però un bel problema, liberando un’entità malvagia che si chiama Groll e ha la forma di un grosso cubo; questo terribile nemico inizia a seminare distruzione ovunque, e in particolare danneggia gravemente la grande scritta Riverdale, adagiata su una collina in perfetto stile Hollywood; si viene a scoprire che le lettere della parola alimentavano in realtà il cuore stesso del mondo; e che per fortuna ce ne sono delle altre, ben nascoste, con cui si possono ripristinare quelle distrutte; a indicare di volta in volta la lettera da trovare sarà un uccello che in una basilica fa girare specie di ruota della fortuna; e via dicendo.

Le fasi iniziali stabiliscono il tono per tutto quello che seguirà. In un gioco più normale ogni lettera sarebbe stata magari custodita da un boss da sconfiggere; ma in Ruffy and the Riverside, dove dominano il nonsense, l’assurdo, l’imprevedibile e il fracasso, non si può mai prevedere quali prove saremo chiamati a superare, né quale piega prenderanno gli eventi. Ruffy potrebbe dover aiutare un fantasma a vincere un concorso per la tomba più bella, oppure arrivare primo in una gara di corse su balle di fieno, o ancora orientarsi in un labirinto dove ogni porta è contrassegnata da un seme di carte francesi, e più di una tra queste missioni sarà solamente propedeutica a un’altra inattesa svolta; perché la storia procede un detournement dopo l’altro.

L’unica costante è il modo in cui Ruffy se la cava; le sezioni platform sono abbastanza elementari, il combattimento è praticamente opzionale, ma ci sono una quantità di enigmi ambientali e di rompicapi da risolvere, per i quali risulta fondamentale la sua principale abilità: lo swap. Ecco un’altra caratteristica che una mascotte deve avere: una capacità assolutamente unica.

Ruffy and the Riverside (Fonte: press kit)

Se The Legend of Zelda: Echoes of Wisdom aveva mostrato le grandi potenzialità del copia e incolla come meccanica videoludica, Ruffy and the Riverside è il trionfo del trova e sostituisci. Grazie allo swap, Ruffy è in grado di prelevare una forma, un colore o un materiale da un oggetto o una superficie, e di trasferirlo altrove. Così facendo, può aprire porte, battere nemici e risolvere puzzle di ogni tipo, basati tanto sulla logica quanto sulla fisica: nell’acqua si annega ma sul ghiaccio si può camminare, e il ferro pesa più del legno ma quest’ultimo galleggia e può prendere fuoco, e così via. C’è spazio persino per l’imbroglio, perché Ruffy con la sua abilità può ad esempio cambiare i numeri su un tabellone che segna il punteggio durante una gara.

A livello di game design il modo in cui questa meccanica si traduce in gameplay lascia un po’ a desiderare: lo swap preleva a volte un colore, altre un materiale, senza alcuna coerenza ma solo in risposta all’esigenza del momento. Se questo semplifica e rende immediato l’utilizzo della meccanica, evitando complicazioni eccessive, resta comunque l’impressione che gli sviluppatori abbiano usato il caos generale del gioco per nascondere alcune delle sue imperfezioni—tra cui potremmo aggiungere un level design rivedibile in alcune aree, e una quantità di attività secondarie eccessiva e male assortita, tra puzzle facoltativi, gemme da raccogliere e farfalle da collezionare.

Terza e ultima caratteristica da cercare in una mascotte di successo, dopo la missione di salvare il mondo e l’utilizzo di un’abilità unica, è certamente lo stile: ecco, Ruffy ne ha da vendere. È un cuore puro e un vero agente del buonumore, pronto ad accogliere con una risata pure le situazioni più drammatiche e disperate, per quanto questi aggettivi possano essere utili a parlare delle vicende di Riverdale, un luogo coloratissimo dove ogni azione avviene a suon di musica funky.

Ruffy and the Riverside (Fonte: screenshot)

La fine della storia apre chiaramente a un possibile sequel, in vista del quale Zockrates Laboratories dovrebbe forse solamente mettere un po’ in ordine le tantissime idee presentate qui, facendo però attenzione a preservare lo spirito di Ruffy e delle sue avventure. Un ordine ancora un (bel) po’ caotico allora, o un caos leggermente più organizzato; solo questo manca ancora alla nostra mascotte, che resta comunque in una posizione impossibile.

Già, perché se è vero che Ruffy avrebbe tutte le carte in regola, resta vera pure la perdita di rilevanza dei platform con cui le mascotte del passato conquistarono fama e successo. Ora non resta che giocare con la nostalgia e col tempo che se n’è andato. La maggior parte dei titoli nostalgici oggi si fonda sulla misura di una distanza, quella che li separa dai classici a cui si ispirano; sembrano dire al giocatore «sono passati 40 anni dalla tua nascita e pochi di meno dalla prima volta che hai giocato a un videogioco, e i videogiochi allora erano più o meno così, ricordi?», e vanno poi a risvegliare la memoria a suon di texture sgranate e poligoni spigolosi.

Ruffy and the Riverside invece fa una cosa un po’ diversa; è come se a chi gioca dicesse semplicemente «hai 10 anni, divertiti». Si tratta di sostituire alla malinconia un’illusione, di prendere il tempo passato e azzerarlo, piuttosto che celebrarlo. Si tratta di sostituire alla malinconia un’illusione, di prendere il tempo passato e azzerarlo, piuttosto che celebrarlo. Non è forse questo ciò che ci suggerisce la stessa veste grafica del gioco, dove personaggi in 2D piatti come un foglio di carta popolano un mondo tridimensionale? Sembra una semplice scelta estetica, ma forse riguarda qualcosa di più profondo. Sicuramente è la rappresentazione visiva più efficace per Ruffy: un eroe d’altri tempi che si aggira nei videogiochi di oggi—la mascotte che stavamo aspettando.